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Un film sul Negroni? Tutto vero!

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai …in un film!!!
ché la diritta via era smarrita.

‍…smarrita per sempre ma non tanto perché non sa come tornar indietro ma perché la via del Conte, la sua carriera, non prosegue più linearmente ma sta vivendo una crescita esponenziale.

Luca Picchi, degno di rappresentare figurativamente il nostro più grande poeta fiorentino nella ricerca di una tradizione tutta italiana (fiorentina per la precisione), il ritrovamento e la scoperta di un mito silenzioso ma onnipresente, semplice ma strutturato, veloce nella creazione ma complesso nelle sensazioni, il Negroni ed il suo audace inventore: il Conte Camillo Negroni.

F&B lavoro - mano di Luca Picchi a fianco epigrafe Conte Camillo Negroni
Epigrafe Conte Camillo Negroni

Facciamo un un salto nel passato di qualche decina di anni quando il piccolo Luca fa il suo primo passo nel mondo dei bar. Corrono gli anni ’70 e lo zio lo ingaggia come lavabicchieri nella sua discoteca di Rosignano.

Solo il Diavolo può sapere quanti bicchieri ho lavato all’epoca!

In perfetto stile dantesco, il passaggio per l’inferno era una tappa quasi obbligatoria all’epoca, una tappa comune a tanti ma dove pochi avrebbero capito che dal basso c’è solo una direzione da poter seguire, la più dura ma anche la più interessante ed ambiziosa. All’inferno ci si scotta ma c’è anche molto da imparare: non mi chiedo più da dove possa nascere la sconfinata umiltà del Conte nonostante la sua odierna posizione di spicco nel panorama della miscelazione nazionale ed internazionale.

L’età avanza e giunge il periodo accademico. Un pò per passione ed un pò per riconoscenza alla famiglia, Luca si iscrive all’università: Scienze della Produzione Animale. Come per la maggior parte degli studenti, un lavoretto nel week end è cosa buona e giusta. Luca continua a destreggiarsi nella disco riuscendo a scappare da quel diabolico sottoscala che lo imprigionò in passato, andando a ricoprire svariati ruoli come guardarobiere, bar-back e addirittura come DJ. E come il più scontato dei cliché, il purgatorio dantesco si materializza innanzi al giovane Luca sotto la parvenze di gran bivio: da un lato una strada spianata dal suo percorso accademico e coronata dall’approvazione della famiglia ma però logorata da motivazioni etiche personali, dall’altro una strada ripida, impervia e priva di una fine chiara e definita ma ricca di speranze.

Mi ricordo una gita in un allevamento. Chiamarli animali non era normale ma un complimento. Erano bestie, numeri. Ed io stavo convogliando capitali e fatiche per diventare un nuovo carnefice senz’anima orientato alla massimizzazione del profitto a scapito di povere creature.

La scelta è stata dura e nonostante fosse uno studente brillante, Luca abbandona il percorso accademico ed inizia un lavoro a tempo pieno nei locali notturni. Era un mondo difficile, erano gli anni pulsanti della cosiddetta Dark Age of Cocktails. Nonostante ciò, il tempo consolidò una passione che portò Luca ad aprire un American Bar sull’isola d’Elba. Ma il Paradiso era ancora lontano, le scelte fatte in passato servivano puntuali il conto a fine giornata. Anni e anni di vita notturna iniziano a pesare rischiando di mettere in secondo piano valori e stile di vita.

Nel ’97 ritorna sulla a Firenze con l’opportunità di lavorare nello storico Caffè Rivoire. Proprio qui ha l’occasione di imparare un’altra lezione di vita che andrà a completare la sua figura professionale. Il barman diurno possiede caratteristiche professionali molto differenti, a volte date per scontate dagli operatori di settore. L’incubo della caffetteria! Ma questo non bastò per scoraggiarlo, fece dei corsi, si perfezionò e successivamente passò dall’altro lato della cattedra come docente.

E’ bellissimo essere mixologist ma bisogna essere completi con una conoscenza a 360° del bar. Se sei re devi essere degno della corona!

Proprio nella splendida cornice di questo luogo, dove storicità e modernità corrono ancora a braccetto, qualcosa di incredibile sta per accadere. Fiero di assaporare il suo cocktail preferito proprio dove (secondo i suoi maestri) fu creato, si trova di fronte molte personalità che rivendicano la genesi del Negroni nei posti più disparati d’italia. Qualcosa clicca nella mente di Luca, si sente investito della somma carica di portavoce di una tradizione oscurata dal passare del tempo ma che in qualche modo si sente sua. E’ arrivato il momento di fare chiarezza.

Mancavano le prove, date, fatti concreti.

Proprio in bar conosce una persona che lavora all’ufficio anagrafe di Firenze, un altro segno che quella doveva essere la sua strada. Prende un pezzo di carta e con un pò di paura lo consegna a questa persona. Solo due nomi scritti: Camillo Negroni e Fosco Scarselli. L’attesa fu infinita. Un bel giorno trova appoggiato al bancone una serie di documenti: la tanto attesa risposta è arrivata. Con paura e fervore si lancia verso la verità: è tutto vero! I due personaggi sono esistiti davvero e la culla del re degli aperitivi è proprio Firenze. L’emozione fu così forte che Luca dovette uscire dal bancone. Come Dante, anche Luca vide finalmente la sua Beatrice.

Proprio dietro l’angolo, all’angolo di via de’ Tornabuoni esisteva la Profumeria Casoni, un’attività commerciale che oggi potremmo definire ibrida ma che a quel tempo era semplicemente la normalità. Le più svariate cose erano vendute all’interno ma la più interessante è sicuramente l’angolino dei liquori dove il vermouth di Torino regnava sovrano. L’Americano già esisteva al tempo, ma cos’era un Americano nei lontani anni ’20? Qualsiasi prodotto miscelato e la base di solito era costituita dal vermouth.

Il conte Negroni raggiunse Firenze da New York, una New York pre-proibizionismo nonché definita la Golden Age of Cocktails con tutti i suoi pregi, difetti e conseguenze. Possiamo affermare che per un momento nella storia del bar è successo veramente: il cliente aveva una conoscenza merceologica migliore del Barman.

Così, nell’intimità di questo ameno locale, un giorno imprecisato tra il 1917 e il 1920, il conte chiese a Fosco di “irrobustire” il suo Americano, che egli amava perché, nel suo lungo peregrinare lontano dalla terra natia, gli ricordava le fragranze e i profumi dell’Italia e perché aveva quel sapore dolce e amaro al tempo stesso, come la vita.

Tutto il resto è storia.

Un bel giorno il signor Picchi si trova al banco di un locale di Roma assieme ad un suo cliente a bere Negroni, un ottimo pretesto per rompere il ghiaccio e parlare dei propri interessi e progetti sul re dei cocktail. La sua storia fa nascere della curiosità nella mente del suo cliente al punto che gli suggerisce di portare il suo progetto ad un livello superiore: il film sulla genesi del Negroni. Dopo una spontanea risata pensando a quanto irrealizzabile quell’idea fosse, gli domandò che lavoro facesse e proprio in quel momento calò il silenzio. Il suo amico e cliente non gli stava dando dei suggerimenti giusto per alimentare la conversazione, gli stava proponendo la realizzazione del film in quanto egli lavora nel settore cinematografico.

Così, tra un Negroni e l’altro, i due avviano la produzione del film-documentario. La storia non vede come protagonista il conte Camillo ma bensì Luca Picchi che interpreta se stesso nella ricerca della verità, un percorso a ritroso che li vedrà ambientarsi a Cuba, New York e ovviamente in Italia. La trama si basa sul suo libro ed il conte viene interpretato da Claudio Bigagli (premio oscar come miglior film straniero nel 1992 con Mediterraneo).

LOOKING FOR NEGRONI (ArtKairos Production) sarà trasmesso nelle sale nei prossimi mesi, COVID-19 permettendo…

Negroni Cocktail. Una leggenda italiana è il nome del suo ultimo libro disponibile online ed in libreria.

Luca Picchi, all’oggi brand ambassador del Gruppo Sagna, Bar Manager dello storico Caffè Gilli, Consulente del gruppo Valenza, scrittore e attore….. Qualcuno osa ancora dubitare sul potenziale di un Negroni??

F&B Lavoro - Luca Picchi -Negroni

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Piero F&B Associate

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